Ha 88 anni portati splendidamente Camillo Ercolano, coltivatore, produttore, profondo conoscitore e amante della “Cipolla di Isernia”. Un presidio a tutela di questa pianta autoctona, un baluardo a difesa della sua conservazione.

È un “hard disk” vivente, Camillo, che incontriamo a casa sua, dove arriva a produrre anche 5 quintali del prezioso bulbo. Sulla cipolla di Isernia sa praticamente tutto, storia, tradizioni, coltivazione e usi in cucina. “Eh ma – ci tiene a precisare – se t l magn cruda sci fatt ru capolavor!”.

Ogni 14 agosto pianta i semi delle cipolle. A ottobre sposta le piccole piantine in un terreno più spazioso e lì le tiene per 8 mesi, fino al giugno dell’anno successivo, quando sono pronte. “Sono tempi più lunghi delle cipolle normali – ci spiega – perché quelle hanno la buccia sottile, mentre questa nostra è bella doppia, sostanziosa”.

Quando i gambi delle cipolle si “afflosciano” significa che possono essere cavate.

Due le qualità tipiche: la “bianca” e la “paglina”, più ramata e tardiva.

Ci saluta con un abbraccio e una raccomandazione: “Ru bianc e ru rusc vè da ru muss”. E cioè un bel colorito salutare dipende da quello che mangi. A Camillo, 88 anni portati così, come si fa a non credergli?

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